Quando l'erezione è poesia

Consigli e riflessioni sugli annunci dei gigolo

Molti gigolo sbagliano l’esposizione fotografica, non riescono ad essere comunicativi ed efficaci nell’incuriosire una donna. Spesso fotografandosi sbagliano focus mettono in risalto più il telefono davanti l’armadio o al cesso che loro stessi. Molti uomini mi chiamano convinti di essere dei grandi amatori nella realtà, si vantano delle loro conquiste, del loro fascino e carisma che esercitano nei confronti delle donne. Quando questi uomini entrano in un Bar e chiedono un caffè spesso le bariste si innamorano di loro e non possono fare a meno di pensarli tutto il giorno.

Questa è la telefonata tipo di un presunto gigolo che vuole buttarsi nella professione perché fornito di talento, fascino e persuasione. Questa è la teoria che lui percepisce di se e dalla realtà, poi quando vai a controllare il suo nuovo profilo su gigolo.cloud ti accorgi che tutto quello che ti ha confessato sul fascino, carisma e bla bla bla, lo vede solo lui e nessun altro. Infatti nella maggior parte dei casi questi elementi non sono in grado di trasmettere le loro vere caratteristiche all’interno di un contenitore web come può essere un profilo gigolo.

Pensano che la cliente che entra nel suo profilo preveda il futuro e conosca già le sue grandi doti amatorie, e quindi non si preoccupa di abbellire o mettere in risalto anche se fotograficamente certe virtù. Poi però si stupisce del fatto che non viene scelto o ha poche interazioni. Quello che si è nella realtà, spesso per incapacità non corrisponde a quello che si mostra nel web, questo è il primo errore che molti neofiti fanno.

Molti uomini sottovalutano l’effetto mediatico e comunicativo che hanno le fotografie in un contesto di vendita del corpo. Non riescono a trasmettere nel web quello che sono nella realtà. Ho visto uomini bruttini e bravi nel marketing lavorare ed essere scelti, ed altri invece belli ma scartati perché si presentavano male. Ovviamente oggi soprattutto nei social conta molto di più apparire che essere, le persone si fanno un’opinione di te in base a quello che pubblichi e non su quello che sei veramente.

Siamo tristi 23 ore e 55 minuti al giorno ma in quei 5 minuti di felicità forzata ci facciamo un selfie e lo pubblichiamo falsi e sorridenti. È questo quello che vedono gli altri di noi, tanti sorrisi, linguacce, smorfie, felicità, vacanze, feste, piscine, barche, cibi sul piatto, ma nessuno mai posta la depressione, la povertà, la solitudine o mentre fa la cacca, chissà perché.

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