Quando l'erezione è poesia

Accompagnatore donna Torino

Le avventure di Roy in quattro puntate – Accompagnatore donna Torino - Incontro con lo psicologo di una cliente - Quarta e ultima parte.

reflex1Buongiorno, mi disse. Buongiorno a lei, replicai. Poi finalmente si raddrizzo e mi venne incontro. Il Dr. Lamberti è un uomo di mezza età, anzi no, è al 65% considerando che io sono di mezza età e lui avrà avuto circa 60 anni. Si presentò in un modo formale e molto professionale, mi strinse la mano con forza e decisione come credo era solito fare con tutti quelli che credevano in lui, io feci la stessa cosa mostrandogli che ero più giovane e più forte e certi trucchi li conoscevo anch’io.

I suoi occhi seri, nascosti abilmente dietro una montatura spessa color marrone erano sempre dentro ai miei, mi fissavano, sembrava aspettare un calo di timidezza e imbarazzo da parte mia, ma io stavo bene attento a non cadere in questa sua trappola, quindi lo fissavo a mia volta in segno di sfida con la stessa falsa sicurezza che lui cercava di adoperare nei miei confronti.

Sembravamo due lottatori di sumo in mutande che non smettevano di guardarsi, aspettando la prima mossa falsa dell’avversario. Il suo abbigliamento lo rappresentava in pieno. Indossava un abito gessato con gilè sui toni del grigio e una cravatta blu scuro sopra una camicia rigorosamente bianca e ben stirata. Scarpe di un marrone scuro ben lucidate e pulite. Le sue mani erano curate e prive di anelli, forse un pò tozze per il lavoro che svolgeva ma proporzionate al suo aspetto fisico.

Il suo volto rasato sembrava rassicurante, e in quei pochi momenti che lo rilassava, aveva un atteggiamento quasi paterno, ma poi ricordandosi il suo ruolo istituzionale tornava subito a mostrare la mascella. Spostò la sedia e mi invitò a sedermi, bella mossa pensai. Il fatto che non mi indicasse il lettino per distendermi mi tranquillizzò e pensai che mi considerasse al suo livello.

Lui si appoggiò sedendosi nel bordo della scrivania, con un piede appoggiato a terra e l’altro che dondolava, chiuse le braccia al petto e iniziò a studiarmi. Ebbi come l’impressione che non era come credevo prima, cioè la scala sociale e tutte quelle minchiate sulla parità, si lui mi aveva fatto sedere come se mi considerasse un collega ma poi si era appoggiato sulla scrivania come a volermi dire che comunque il dottore era lui e occupava il gradino più alto. Sonia mi ha parlato molto di lei, disse. Il suo lavoro da accompagnatore per donne sembra molto interessante.

Più o meno quanto il suo, risposi con un lieve sorriso, facendogli notare che non era molto bravo nelle lusinghe e che io non ero proprio il tipo da credere a questi complimenti da 4 soldi. Lei sicuramente avrà molto da raccontarmi, disse, il suo mestiere non è di sicuro molto convenzionale. Ne ho sentito parlare molte volte ma non ne ho mai conosciuto uno che lo esercitasse. Non mi sembra emozionato gli dissi io per provocarlo. Accennò un abbozzo di sorriso, come a dire stai attento, non sai con chi hai a che fare. Mi stampai in viso una specie di sorriso idiota anche io, come a volergli dimostrare che lui per me era solo un vecchietto vestito bene e non un Rambo in canottiera.

Sonia sembra aver perso la testa per lei, mi disse con voce bassa e controllata. Le ho chiesto di incontrarla per conoscerla meglio e sapere di più del suo misterioso lavoro. Lei caro Roy, evidentemente è molto abile ad usare le donne, le conosce bene, quindi può cogliere tutti i loro lati deboli e approfittare di loro. La sua abilità può essere pericolosa, mi disse, ma io sono qui per cercare di soffocarla o almeno è mio dovere provarci, devo salvare da lei la mia cliente. Sonia è in uno stato molto delicato della sua vita, continuò. E’ sofferente, depressa, vive con una falsa gioia che lei abilmente le trasmette con le sue bugie. Non sa il male che le provoca. Non si è ancora resa conto che è lei la causa di tutti i suoi mali.

Sono solito rispondere a domande di altri nel mio lavoro da psicologo ma in questo caso trovo il suo lavoro molto più interessante e curioso del mio, con lei farò un’eccezione e sono io che le domando: come può una donna scendere così in basso? Come si fa a regalare denaro ad un pifferaio magico come lei? Come si può spendere soldi per uno che non è quello che dice di essere? Lei non si rende conto caro Roy, imbroglia donne abilmente nascosto da un aspetto fisico gradevole, che usa furbescamente come la sua giacca sartoriale solo per ingannare. Finito il suo monologo, ricominciò ad oscillare il piede pendulo e si mise in posizione d’ascolto, ed io capiì che era arrivato il mio turno. Vede signor Lamberti, dissi, feci apposta a non chiamarlo dottore per fargli capire che non lo consideravo tale, e lui non era sicuramente superiore a me.

I nostri lavori non sono poi così diversi, replicai. lei trova interessante il mio lavoro per il fatto che delle poverette mi pagano per uscire con me, e non si spiega il perché, questo vuol dire che lei non è un vero psicologo, oppure finge di esserlo, finge di non capire, o meglio, crede che per fregare soldi alle persone ascoltandole, bisogna avere una laurea da dottore. Mentre mi ascoltava lo vedevo mutare, impallidire, voleva intervenire subito a queste mie affermazioni, come fossimo a “porta a porta” ma non era leale per via della par condicio, adesso toccava a me parlare.

Improvvisamente il suo bell’abito grigio formale fece posto ad una pezza di daino che copriva solo le sue parti intime, ma l’immagine ridicola del dottore nudo e peloso durò pochissimo, non era certo il tipo che si arrendeva davanti alla prima difficoltà, e soprattutto davanti ad un dilettante che si spacciava per un suo collega. Io non mi ritenevo certo un suo collega, pensai. Chiamarmi così era solo un complimento per lui. Io ero molto, ma molto di più. Continuai dicendo: Si è vero a volte percepisco soldi per ascoltare delle donne frustrate che parlano per ore ed ore, e spesso, anzi credo sempre, non me ne fregava un fico secco di quello che mi dicono, ma in cambio io le guardo con gli occhi pieni di curiosità e meraviglia, e loro proseguono il loro monologo con più enfasi e soddisfazione di prima.

Per questo mi pagavano, perché io le guardo in faccia e non mi nascondo alle spalle come di solito fa lei caro Dr. Lamberti. La sua gamba pendula sembrava un orologio a cuccù, non riuscivo a non guardarla, il suo moto perpetuo mi stava quasi per ipnotizzare. Si stava innervosendo era evidente. La fermò di scatto. Io sono uno psicologo e sono laureato mi disse il dottore seccato con un tono di voce più alto rispetto a quello che era solito usare. Ho studiato per anni, replicò incazzato, e non sarà certo lei a screditarmi. Aprii anche le braccia gesticolando qualcosa in un movimento sincronizzato al tono della voce, poi non sapendo dove poggiarle prese una penna in mano per non farle annoiare.

Avevo colto nel segno, questa sua ira improvvisa e questi gesti confusi erano un chiaro segno di cedimento, stava perdendo colpi, ritornando al sumo, l’avevo preso per le mutande e scaraventato fuori del cerchio. Uno a zero per me. Ma lei è una persona intelligente, gli dissi, modulando la mia voce per cercare di calmarlo come si fa con i bambini prima che si addormentino, quindi saprà che in questo nostro lavoro non serve una laurea o una preparazione a riguardo, ma solo un atmosfera, un clima, una stima verso qualcuno che abbiamo esaltato, in questo caso lei, o me. Vede Dr Lamberti, i suoi clienti non vengono qui per lei, ma per quello che rappresenta, pensano che è preparato e non sanno che le risposte che fornisce sono già nelle loro domande.

Lei si è messo su un piedistallo fantomatico e da l’alto osserva il malcapitato che si è perso nel boschetto delle preoccupazioni, vendendogli ad un prezzo salato la bussola per uscire dalla foresta amazzonica. Offeso si alzò in piedi di scatto e mi invitò ad andarmene, la seduta era finita. Lo salutai dandogli la mano, ma lui rifiutò girandosi su se stesso, come a dire: non sei degno di un mio saluto, io restai fermo con la mano tesa per un attimo, poi l’abbassai e andai verso l’uscita. Cercai la segretaria per salutarla ma non la vidi subito, si era mimetizzata con un quadro sito alle sue spalle, la salutai educatamente e lei ricambiò con un sorriso copia e incolla. La mandai affanculo con il pensiero e uscii.

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