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La terapia del perdono. E se lo dice la scienza...

Cito la fonte: Focus n. 315 di gennaio 2019.


E io che sono sempre stata una fervente sostenitrice della legge del taglione... Perdonare proprio non mi riesce. Secondo me un'offesa e un'ingiustizia vanno vendicate. Quando provo la sofferenza di un'ingiustizia, di un colpo basso, auguro sempre in cuor mio, a chi me lo ha inflitto, di soffrire almeno quanto ho sofferto io. Mi pare giusto. Perché uno/a deve impunemente farmi sentire male e andarsene in giro felice e allegra come se niente fosse? No. Deve pagare. Su questo ho una sete implacabile di giustizia. La mia giustizia. Molte società in passato la vedevano come me, punivano i crimini con altri crimini (la pena di morte? ) e in nome della giustizia sono stati commessi molti delitti, abusi, ingiustizie. Questo mi fa riflettere. Sono stati puniti innocenti, per errore. Quali sono i motivi che ci spingono a ferire altre persone? Possiamo usare l'empatia per comprenderli e perdonarli? Io potrei, se le persone che mi hanno ferita si pentissero riconoscendo almeno la loro parte di colpa. Allora posso fare un passo in avanti e riconoscere la mia affinché si arrivi a una conciliazione. Ma se la persona che mi ha creato il danno se ne sta beatamente sul suo piedistallo e se ne frega, non c'è alcuna possibilità. Ed è un peccato, perché covare rancore fa male a chi lo prova, non certo a chi ne è l'oggetto.Mantiene un legame psicologico venefico. Ho sempre pensatoche il "porgere l'altra guancia" fosse una follia, una dimostrazione di debolezza e sottomissione. Anche perdonando, non dimenticheremo e difficilmente mostrerei ancora il fianco scoperto. Chi mi fa del male può facilmente ripetere. Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Quindi meglio tutelarsi e stare in campana. Però sarebbe bello almeno vivere in serenità. Può essere che persone evidente mente incompatibili riescano a convivere serenamente su una piattaforma virtuale o in un rapporto umano normale di conversazione reciproca sincera e rispettosa? Me lo sono chiesta altre volte ma sono restia nel dare una risposta affermativa. Dalla mia esperienza... per il momento non ho risposte affermative che mi facciano ben sperare. 

Ultimamente mi sono successe delle cose e mi sono sorpresa di come io cambio in rapporto a come cambiano gli atteggiamenti delle persone attorno a me. Letteralmente riesco a vedere il mondo, la realtà attraverso lenti completamente diverse. Mi chiedo se sia possibile il contrario. Quanto cambierebbero le persone attorno a me se io cambiassi atteggiamento? Non so, non riesco ancora a quantificarlo. So che nel peggio si fa presto a trascinare chiunque ad avere atteggiamenti ostili e rifiutati nei miei confronti. Ma è possibile anche il contrario? Quante persone sarebbero disposte a rivedere il loro comportamento e le loro convinzioni? Pochissime credo, forse nessuna. Siamo più portati a vedere il male e il brutto di una persona che a vederne il bene.

Sto divagando...volevo parlare della difficoltà nell'accettare l'efficacia e la bontà del perdono, la difficoltà nell'applicarla...ci sono studi scientifici dietro a tutto ciò. C'è un duro percorso psicologico interno che si articola in varie fasi. A volte è necessario farsi aiutare da un terapeuta, tanto per dire quanto possa essere difficile in certi casi rincere il risentimento e la rimuginazione...che poi sono cose che ci logorano dentro e col desiderio di vedere soddisfatto il nostro bisogno di giustizia e di vederci "risarcite", in qualche modo...finiamo per rovinare noi stesse, per rovinarci la vita e la salute. A volte bisognerebbe davvero imparare a lasciar andare e se non è possibile fare la pace e ricominciare un dialogo su basi corrette, almeno allontanarsi, tagliare i ponti chiudendo fuori quell'episodio della nostra vita che ci ha fatto male e le persone responsabili. Anche se dicono che la negazione o la rimozione non sono una soluzione. Un problema rimosso in futuro, prima o poi, tornerà più grosso in altra situazione, sotto altra forma. Un problema va affrontato e risolto. Scappare non serve. Ma come? A volte non è possibile e si apre una stasi. Non mi piace. Non lo so. Ci penserò. Forse arriverò a un dunque..forse arriverò al perdono e all'indifferenza... ma per me è più difficile che per chiunque altro. 

E voi? Perdonate facilmente? O siete come me? Trovate utile perdonare e porgere l'altra guancia (ridare fiducia), o lo considerate un suicidio volontario ? Trovate beneficio nel perdonare? Trovate che l'altro se lo meriti il vostro perdono, anche se non mostra pentimento per la sofferenza e il disagio che vi ha procurato? 

Se volete discutetene tra voi. Io ho scritto troppo e ho mille doveri da svolgere (mio malgrado)

Castagna Matta

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