Si è ciò che si pubblica

La Befana ai tempi dei social

Si parla sempre di babbo natale e poco della befana. Babbo natale è più importante, viene a Natale e porta i regali, ha una giacca rossa e la pelliccia di ermellino. È anziano, con una lunga barba bianca, segno di saggezza, e un grosso pancione simbolo di prosperità. La povera befana, invece, è vecchia e brutta, ha le scarpe rotte e veste di stracci. Viaggia al gelo in balia dei venti su una scopa scomodissima mentre babbo natale gira con una comoda slitta trainata da renne. La befana arriva per seconda, riempie le calze di caramelle. È povera, mentre babbo natale simboleggia un personaggio più ricco e benestante. E provate a dirmi, se ci riuscite, che questa non è l'ennesima espressione maschilista di questa società. Ne è un'altra, la miliardesimo prova lampante. 

Anche Roy è maschilista, scommetto che mi sta odiando più che mai in questo periodo. Ma non mi interessa. Vorrei anche parlare dei social e della loro immensa falsità. O meglio, la falsità delle persone che emerge e si manifesta proprio grazie e attraverso i social. Tutti i lati più squallidi delle persone saltano fuori attraverso uno schermo, per chi sa guardare. Le meschinità. Abbiamo due possibilità, di fronte a tutto ciò, quando leggiamo qualcosa che ci fa incazzare: 1) incazzarci appunto, e reagire di conseguenza secondo la nostra natura, oppure 2) con un sorriso compassionevole alzare le spalle, allargare le braccia in atteggiamento di resa e dire "beh, sono i social..."

A volte leggo in giro certe esternazioni da strabuzzare gli occhi e varie volte ho rischiato una paresi della mandibola, prima di prendere fuoco e incazzarmi. Ma in fondo a che serve incazzarmi? Mi è servito a ottenere ascolto? O giustizia? Nemmeno delle scuse ho ottenuto. Io mi sono scusata con un sacco di gente nel corso del tempo, nessuno si è scusato con me. Tutti convinti di avere il 100% della ragione, di essere perfetti, giusti, infallibili. Ho imparato che non posso in nessun caso mai aspettarmi qualcosa di diverso da questo mondo fatto di immagini, di ologrammi evanescenti e parole pesanti usate con troppa leggerezza e senza alcun discernimento. 

La befana anche in questa gelida notte di gennaio si alzerà in volo con la sua scopa di saggina, pronta a sfidare qualsiasi intemperia pur di portare a compimento la sua missione. Da me non passerà, non ci sono più bambini ormai a cui riempire la calza. Roy dormirà al calduccio, perché lui è un maschio e non gli tocca. Forse abbracciato ad una befana, ma questo lo sa solo lui. 

Quel che è certo è che domani si chiude questa lunga parentesi festiva, si disfano albero e presepe e si torna alla normalità: scuola, lavoro e mille cose da fare. Meglio, in fondo. Le feste sono belle se le vivi con un senso di meraviglia e di magia, se hai la fortuna di trascorrere con serenità, di riposarti, rilassati, riflettere, avere più tempo per te stessa. E se diventa un'occasione per riabbracciare vecchie amicizie e stare con le persone a cui vuoi bene. Potrei scrivere molto altro ma mi fermo qui. 

Solo una cosa ancora: qualche giorno fa è salito sul tram un vecchio barbone trasandato e puzzolente, forse anche ubriaco. Milano è una grande città europea ormai, e come tutte le "capitali " europei è una città di contrasti. Così irriconoscibile da com'era anche solo 30 anni fa... Puoi vedere l'opulenza del suo lato fashion accanto a realtà come questa. Ho pensato: ci sono persone che pur vivendo nella stessa città, sotto lo stesso cielo, è come se vivessero in realtà su pianeti diversi ai lati opposti dell'universo. Pensavo a questo e mi sentivo stordita, e anche un po' nauseata. 

Come mi succede quando vengo sui social. Penso che io sento di essere come quel barbone e l'altra gente è...semplicemente l'altra gente. Quella che sta bene o che finge e sui social vuole apparire così. Perché questa è la verità: sui social facciamo vedere quello che vogliamo, ci costruiamo un personaggio che non corrisponde mai alla realtà completa di una persona. Oppure fingiamo di essere migliori di apparire migliori, forniamo di noi un'immagine falsa e distorta e veniamo giudicati, nel bene o nel male, secondo quell'immagine. 

Nessuno si chiederà mai cosa sia successo a quel barbone e cosa sia la sua vita, come è arrivato dov'è e dove potenzialmente, potrebbe essere. La gente intorno cerca solo di non guardarlo, di non vederlo, dà fastidio la sua sola presenza. Nessuno si chiederà perché i bambini lasciano latte e biscotti a babbo natale, per rifocillarlo e scaldarlo durante il suo giro intorno al mondo. Non è abbastanza pasciuto e ricoperto di pelliccia? Perché alla befana nessuno ha mai pensato di lasciare nulla? Perché è vecchia? Perché è brutta? Perché è considerata la festività di serie B? O perché è una donna?

Vorrei saperlo. Perché è povera e vestita di stracci e non di ermellino? Nessuno è in grado di rispondere con una spiegazione diversa? Gli ortodossi non festeggiano il Natale ma l'Epifania, è questa per loro la festa importante. Paese che vai, usanza che trovi. Le donne che si fanno mille problemi, che non si sentono all'altezza degli uomini che frequentano... perché le fanno sentire delle befane anziché delle principesse. E nella disperazione cercano qualcuno, sia pur un gigolò a pagamento che le consoli, le rassicuri, le faccia sentire principesse. Mi fanno una tristezza... e una rabbia...

Tanto non serve. In un social il tempo dedicato è tempo perso e le parole parole al vento perché un social è un mondo finto con persone finte. 

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