Si è ciò che si pubblica

Quando un gigolò scrive un libro.

Scrivere un libro significa lasciare qualcosa di te al mondo, una testimonianza del tuo passaggio, un'impronta di eternità. Poteva il nostro bel tenebroso non farsi tentare? Dice che vuole lasciare un segno indelebile nelle donne che incontra, e ben si prodiga in questo con ogni mezzo a sua disposizione. Ha tentato di penetrare l'opinione pubblica, oltre che le sue donne, attraverso interviste, video, documentari... E chi più ne ha più ne metta. Altri colleghi dopo di lui hanno seguito le sue orme.

Scrivo di getto, sono a letto con la cervicale e la sindrome influenzale che mi fanno compagnia. Certo preferirei un altro genere di compagnia...ma ogni situazione, anche la più sfavorevole, può nascondere qualche vantaggio inaspettato. Avere tempo. Tempo per sorseggiare un tè bollente con la tachipirina, ad esempio. O per scrivere, che per me è terapeutico. È un esercizio di introspezione che in questi anni mi è stato molto utile, anche se mi ha procurato non pochi guai e inimicizie, qui. E non poche contestazioni, dissapori e scontri, sempre qui. E cattiverie gratuite che ho dovuto fronteggiare. Ma va bene. Anche l'influenza a volte ha i suoi vantaggi.

E ho tempo per dare spazio a libere associazioni mentali, che non giudico più. Tempo per lasciarle correre e vedere dove mi porteranno. È sempre una scoperta vedere dove mi portano. Così rileggo passaggi del Pedrazzi dove si parla della "Dolce Casa" e a me viene in mente il "Dolce Forno", quello che ai tempi in cui ero bambina si usava per fare esperimenti di pasticceria giocando. E mi viene da ridere. Che cazzo c'entra? Da lì partono altre libere associazioni che portano in luoghi opposti. Luoghi lontani. Mi è stato consigliato di immaginare una situazione e la sua evoluzione.

Dall'inconscio arrivano inaspettatamente le risposte, le soluzioni. Immaginare è dare spazio alla nostra parte più profonda. Dove ci sono le risposte alle nostre domande. E così, oggi pomeriggio un imprevisto mi impedisce l'allenamento in palestra, rompe i miei schemi, rovina i miei programmi, scombussola i miei rigidi piani per il raggiungimento di un obiettivo fisico, ma mi concede più spazio mentale. Per riposare, per immaginare, per perdermi. Magari tra i miei pensieri o tra le pagine di un libro. Magari creo con la fantasia la mia storia, dove tra quelle pagine c'è spazio anche per me. La fine della mia storia immaginaria non la conosco, deve ancora essere scritta. Chi lo sa?

Manu

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