Si è ciò che si pubblica

Se il gigolò fosse una pianta...

...penso che sarebbe una di quelle bellissime e pericolosissime piante tropicali che attraggono gli insetti e li intrappolano per sempre. Il gigolò è la pianta, le clienti sono gli insetti. Roy è tra queste la pianta più attraente e letale di tutte, per alcune specie di insetti. Una di quelle che riscuote maggior successo e maggiori visite. Poi ci sono anche le altre, che non possono comunque comunque lamentarsi. Hanno il loro bel giro e di che sfamarsi.

Che visione inquietante ... Ma è così in fondo. Un uomo ci attrae pericolosamente. Lo desideriamo e ne abbiamo paura quindi ne siamo attratte e respinte al tempo stesso. E questa cosa col tempo diventa insopportabilmente logorante. È come una spina nel fianco che non vorresti ma che non ti Levi perché è quella cosa che ti tiene viva in una vita costellata fa infiniti momenti di noia. La noia non è il capriccio di chi non ha nulla da fare, di chi non si accontenta. La noia è quella cosa che ti uccide dentro poco per volta, che ti toglie entusiasmo energia, progetti. Sono le solite cose da fare, le solite parole, le solite persone le solite facce, i soliti gesti, i soliti percorsi. È il veleno dell'abitudine, dell'assenza di stimoli. 

Che ti toglie la voglia di fare, di lottare, e ti soffoca ogni singolo giorno. Quando una donna nel disperato tentativo di restare a galla, di sopravvivere, di liberarsi da questa morsa si dibatte e annaspa in ogni direzione, può facilmente imbattersi in un gigolò.

Poi il gigolò può anche riderci sopra e disprezzarlo dicendo che cerca il principe azzurro. In realtà cerca una via di fuga, uno spiraglio di luce. Un modo per non impazzire. Qualcosa a cui aggrapparsi che le dia una visione diversa seppur solo momentanea di una vita diversa. Dove può ancora provare emozioni, sentire il cuore che batte e il sangue che scorre nelle vene, vedere i colori...in un mondo in bianco e nero, in una gabbia a cui ognuna ha dato un nome diverso: per alcune solitudine, per altre noia, per altre grigiore esistenziale, isolamento, paura degli uomini, mancanza di autostima e via dicendo. 

Si fa presto a riderci sopra e ridicolizzare. Certo c'è la ricerca di adrenalina e di provare le sensazioni e la soddisfazione che ti da portarsi a letto un bel gnoccone professionista e la differenza rispetto a un uomo qualunque c'è, eccome. Ecco scrivo questi pensieri perché purtroppo è vero, ho il chiodo fisso. Ormai non posso far altro che arrendermi e ammetterlo. 

Mi fisso sui miei fallimenti, sulle mie sconfitte e non riesco a perdonarmi, mai. Fino a quando dopo anni raggiungo un tale livello di demoralizzazione che non so come, mollo. All'improvviso, da un giorno all'altro, senza un perché. Lascio tutto e cerco un altro spiraglio di luce, un altro fornitore di ossigeno. Mi sembra di essere un parassita. Che cosa brutta. Vorrei essere indipendente da tutto questo e ogni tanto ho degli impeti di rabbia in cui mi dico che basto a me stessa e non ho bisogno di nessuno. Tanto nessuna di queste persone mi dà nulla. Non sono interessati a farlo quindi non lo fanno, è semplice. E il mio annaspare alla ricerca di qualche briciola è un annaspare da derelitta. Guardo gli insetti che vengono divorati dalla pianta carnivora, così attraente, così invitante, così morbida e succosa in apparenza. E mi chiedo se siano felici di morire così.

Mi scuso del monologo, oggi sono a letto con un terribile mal di testa. Non è un buon compagno. C'è da qualche parte qualcuna più fortunata, che condivide il letto con qualcuno sicuramente più gradevole. Ma cosa devo fare...devo accontentarmi, stringere i denti e cercare di non pensarci e di sopravvivere. Molte fasi della vita sono nient'altro che un tentativo di sopravvivere. 

Buon weekend anche da me che non farò nulla di speciale ma nascondendomi da questo sole estivo troppo caldo, resterò a casa ad ammuffire (frase rubata a una collega).

Manu

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