Si è ciò che si pubblica

Storia di un dialogo immaginario.

Guardo la mia terapeuta, seduta di fronte a me, mi sorride cercando di rassicurarsi e di sciogliere la tensione che sente nella mia voce, mentre racconto. Di mia iniziativa le mostro una fotografia di Roy in bianco e nero. È un nudo artistico in cui tiene in braccio una donna disabile. Una delle mie foto preferite. Lei la osserva in silenzio.

- Notevole - mormora - è una gran bella foto, Emanuela. Perché ha scelto di mostrarmi proprio questa?
- Mi piace - rispondo - fa parte di un calendario realizzato per sensibilizzare l'opinione pubblica sui bisogni sessuali dei disabili; mi piace il bianco e nero nei ritratti. Esalta le espressioni del viso e la plasticità dei corpi. È più romantica...

- Romantica? In che senso? - Beh, trasmette amore...che ne so, è l'immagine di sensualità ma anche di un momento di tenerezza, protezione. Di attenzione per chi è più fragile e bisognoso. È bello...emotivamente parlando. Trasmette un bel messaggio senza essere volgare, nonostante il nudo. Il nudo nell'arte non è mai volgare. È arte...Mi fermo. Mi osserva silenziosa per qualche minuto. Poi osserva di nuovo la fotografia.

- E cosa pensa di questa donna? Fisso lo sguardo sull'immagine tra le sue mani, intensamente. - Beh... Penso...che è fortunata, in quel momento immortalato dallo scatto... Per questa situazione specifica. La invidio un po'...
- Fortunata? Perchè la invidia? Lei, Emanuela, è una donna sana, che può camminare, condurre una vita normale. Per quale motivo invidia una donna disabile che può muoversi solo grazie ad una carrozzella? Mi spieghi meglio.
Mi guardo la punta dei piedi, in imbarazzo. Mi sento anche un po' in colpa per quello che provo e che sto per dire.

- Vede... tutti mi dicono sempre quello che mi sta dicendo Lei. Non che io ne parli in giro. Mi sono sempre smazzata da sola i miei problemi esistenziali, senza chiedere aiuto a nessuno. Tanto so che le risposte sono queste. Sembra che il messaggio sia questo: Io sto bene quindi non ho diritto a ricevere attenzione e tenerezza, non c'è rispetto e comprensione per i miei sentimenti... - Si spieghi meglio, non sta esagerando un po'? Di quale contesto stiamo parlando?

- Questa immagine... mi ricorda l'episodio di mia sorella, quando a sei anni andò in coma per un aneurisma.- Si, ne abbiamo parlato. - Ecco. Io da allora mi sono chiusa in me stessa. Sono cresciuta in una famiglia continuamente bersagliata da malattie anche gravi. Sa cosa significa crescere in una famiglia dove l'unica sana sei tu? Una bambina...cresce sentendosi in colpa. Vedi i tuoi cari soffrire... E ti senti messa da parte. Perché loro sono ovviamente assorbiti dalle loro problematiche, dalle proprie paure e tu diventi invisibile. Non osi esistere, chiedere, esporre i tuoi di sentimenti, la tue necessità, le tue paure perché sai che sono cazzate per loro.

Vedi che è così, che vengono valutate come cazzate di fronte alle loro malattie. Io sono diventata silenziosa, solitaria, triste. Mia madre se n'era accorta a un certo punto, ma aveva problemi più gravi e urgenti a cui badare. Così ha pensato "le passerà". Non è stato così. Per diminuire la mia sofferenza emotiva mi sono chiusa in un mio mondo immaginario, lontano dalla realtà, e ho sempre cercato di rimanerci il più possibile. Era l'unico modo che ho trovato per salvarmi da qualcosa di peggio.

Però non è vero che passa tutto così. Io non sto dando la colpa a nessuno, non ci sono colpe, è successo e basta. Sono grande adesso e capisco bene la situazione...poi all'epoca non c'era attenzione per queste cose, non c'era una cultura di attenzione e sensibilità per la sfera emotiva e psicologica delle persone. Si dava importanza solo al corpo, alla malattia fisica... Era un'altra epoca. Beh, ad essere sinceri, anche adesso... Non mi sembra che le cose siano poi così diverse...se ne parla di più ma non mi sembra che poi al lato pratico, sulla mia pelle, l'atteggiamento delle persone in generale sia molto cambiato. C'è chi ha più sensibilità per queste cose e chi ancora è rimasto indietro, ad una visione più materialista e arcaica...

- Quindi dice di aver avuto una specie di flashback emotivo, un aggancio col passato. Succede spesso? - A volte. Sì, in certi contesti succede più spesso. Io adesso sto bene, ma quando succede, è come riproiettarmi indietro e rivivere tutto. Le persone poi non capiscono. - In che senso?  - Sono tutti uguali. Come i miei genitori. Io mi chiudo e loro fingono di non vedere. Oppure mi dicono: tu non hai un cancro, una malattia grave, quelli sono problemi, non i tuoi.

Le tue sono cazzate, tu stai male per niente. Avranno ragione non dubito, ma intanto io sto male, cazzate o no... Il mio sentire viene sminuito, non ha valore, è una cazzata. Io non ho valore, se quello che provo viene inteso come qualcosa che non ha valore, una cosa stupida. Non è quello che sento io. Io lo ritengo importante, ci do un valore. Il fatto che non ci diano valore gli altri, beh... è un po' come se dicessero tu non meriti la nostra attenzione, tu non vali niente. Insomma lo so che ci sono persone con problemi ben più gravi dei miei. Ma saperlo non cancella per magia i miei problemi e le mie necessità.

Esistono, per me. Ma solo per me. Si, ognuno guarda se stesso, il suo orticello, le malattie fisiche sono accettate e comprese, chi ne rimane vittima viene circondato da comprensione. Chi ha disturbi o malesseri mentali invece viene emarginato, accusato, giudicato male perché è colpa sua, il suo male deriva dal suo modo di pensare e se non riesce a vedere le cose diversamente e ad uscirne è una sua responsabilità, mentre chi prende una malattia fisica è una vittima, è sfortuna... - E lei cosa ne pensa, è d'accordo?

- Forse in fondo hanno ragione, però penso che tutti, anche chi sta male psicologicamente, vorremmo star bene ed essere felici. Ma qualcosa ce lo impedisce. Anche i pensieri negativi e i disagi psicologici possono essere invalidanti e condurre in casi estremi alla morte, tanto quanto le malattie fisiche. Però in questa società ancora non siamo abituati a prestare attenzione a queste cose, le prendiamo sotto gamba. Poi le persone stanno male e alcuni persino degenerano in tragedie che si potevano evitare, se si fosse dato il giusto supporto emotivo al disagio di una persona...certo sono casi isolati ma fanno riflettere.

- Quindi tenendo conto che nella sua vita quotidiana non parla con nessuno di queste cose, dove invece si è esposta, ha rivissuto questa tendenza delle persone a minimizzare ciò che la riguarda? - Si. È successo sul blog. La stessa cosa. Loro la pensano così. Giustamente, perché è logico...anche Roberto la pensa così, me lo ha detto...che le mie sono cazzate e che c'è gente che è malata sul serio, o che ha dovuto subire in passato traumi fisici e violenze sessuali o fisiche pesanti. Non cazzate (come le mie, per inciso). Io sto bene, ho un bel lavoro una bella famiglia...ma insomma di che mi lamento io? Come dire: loro sono più importanti di te, loro hanno davvero dei problemi seri, loro sì che hanno bisogno, tu no. Le tue sono solo cazzate. Forse è vero, hanno ragione loro...in fondo che valore ha la mia sfera emotiva? Nessuno a quanto pare...

- Però si vede guardandola quanto questa cosa La faccia star male. Dall'espressione del viso, si vede proprio che sta male. - Sa, quando mi sono fatta male alla gamba all'inizio ero depressa e preoccupata. Ho pensato "Oddio, è successo anche a me..." quando non ti succede mai niente di particolarmente grave, non pensi che potrebbe capitare anche a te. E non sei abituata all'idea, quindi poi viene un po' di ansia. Ti rendi conto di essere mortale e fragile, soggetta ai capricci del destino come tutti, e che certe cose non succedono solo agli altri, possono succedere anche a te. Però io in genere sono sempre stata fortunata in questo...Ho capito l'importanza di avere un corpo che funziona e in salute.

Poi mi sono ripresa, non era grave come temevo e ho ringraziato il cielo per la mia fortuna. Ho promesso che avrei avuto più cura di me stessa. Poi a un certo punto hanno cominciato a chiamarmi i colleghi per chiedermi come andava e rassicurarmi. Sono tornata al lavoro zoppicando e tutti erano gentili e premurosi con me. Mi sono commossa profondamente. E in quel momento sono stata contenta di essermi fatta male...nonostante il mese di immobilità e le preoccupazioni, il rischio che avevo corso di farmi veramente male, le spese mediche che mi comporta la cosa... ero contenta che fosse successo, perché qualcuno proprio per quello mi dava attenzione.. Erano premurosi, mi chiedevano di me, di come mi sento...

- È un po' grave quello che mi sta dicendo. - Si, forse. Sono abituata che mi danno per scontata. Tante cose di me si danno per scontate, in famiglia...nessuno mi chiede mai niente, solo cose superficiali inerenti a quello che c'è da fare, a quello che si deve fare. Io sono quella affidabile, che si prende in carico le richieste degli altri. Ma le mie di richieste? Non le esprimo perché so già che non verrebbero prese in considerazione. Mi preoccupo del benessere e della felicità degli altri. Mi faccio problemi ma nessuno si preoccupa di cosa vorrei io, se sono felice o triste, di cosa mi manca, o almeno...forse si ma non me lo chiedono e io non lo dico, non riesco a.. non riesco più ad aprirmi, a mostrarmi, penso che non verrei accettata se lo facessi anzi...e per di più non mi servirebbe a niente. Lo so. E non vale la pena rischiare di scoprire se sbaglio. Perchè ho troppe probabilitá di non sbagliare. Forse... ho maturato una percezione distorta di questa cosa, non so. Forse effettivamente loro poi si preoccupano e non dicono niente ma io li chiudo fuori e penso che no.... Le cose stanno così.

 

Questa conversazione non è mai avvenuta. È frutto della mia fantasia. Me la sono sognata ieri notte durante la fase di dormiveglia. Vorrei che i post che scrivo non servissero solo per inserire commenti in cui la sottoscritta viene giudicata, insultata e accusata in prima persona. Scrivo per esprimere la mia creatività e i miei pensieri, quelli che altrove non posso esprimere liberamente. Quindi a me serve perché è anche liberatorio. È terapeutico. Vorrei che non fosse considerato un semplice lamentarsi fine a se stesso. Potrei scrivere in un diario virtuale, rileggere e cancellare periodicamente.

Ma vorrei anche, (e questo era uno degli scopi iniziali in cui non ho mai voluto smettere di credere e per cui sono rimasta), che la condivisione del mio vissuto e dei miei pensieri servisse a qualcosa di più che a puntarmi il dito contro. Vorrei che pur parlando della mia esperienza, perchè posso usare solo quella, di fatto, il focus fosse spostato da me, non venisse concentrato nello specifico su di me ma su un fenomeno di pensiero che può non essere una mia esclusiva, ma un qualcosa di più ampio, in modo che la conversazione non fosse solo una polemica accusatoria incentrata sulla mia persona ma spaziasse in modo da essere magari più utile anche ad altri.

A chi vuole effettivamente fare lo sforzo di capire senza pregiudizi e preconcetti, e a chi si riconosce parzialmente in una dinamica mentale, in paure, dubbi ecc..  Vorrei che i miei post anche se raccontano qualcosa di personale, più che per analizzare la sottoscritta servissero per riflettere in senso più ampio e generale su tematiche che non mi appartengono in esclusiva.

Spero che si possa andare in questa direzione. Senza rivolgersi solo a me come a voler risolvere o dare indicazioni a me su come sono (lo so benissimo: ho la situazione mia ben chiara e presente) o darmi consigli su come mi devo comportare, che non ho chiesto e che ritengo inopportuni, fastidiosi e spesso inutili. Ringrazio ma... So già cosa fa per me e cosa non fa per me. Non posso accogliere suggerimenti che, apprezzo la buona volontà di chi me li fornisce, so già che non vanno bene per me. Ritengo più utile che le persone usino quello che scrivo per riflettere, se vogliono. E poi per farne l'uso che ritengono migliore, per il proprio bene e quello degli altri. Se volete commentare, commentate; se volete tacere, tacete.

Se vado o se resto ho i miei motivi, che esulano da spicce e banali spiegazioni da "pollaio", così come voi avete i vostri.

Buon fine settimana.

Manu

 

 

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