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La parabola del panettiere

C'era una volta una donna che aveva fame e voleva del pane. Nel suo paese c'era una bella panetteria molto fornita, piena di massaie allegre e variopinte che ridevano chiacchieravano e formavano una lunga fila fin fuori dalla porta. Dalla panetteria usciva un profumo di pane appena sfornato e alla povera donna passandoci accanto venne l'acquolina in bocca. La fame la indeboliva e le faceva girare la testa. Si mise in fila con le altre attendendo pazientemente il suo turno. Intanto si guardava intorno incusiosita e ascoltava i discorsi delle massaie eccitate.

C'era un gran tafferuglio nel negozio e il Sig Roberto, il panettiere panificatore, era solo a servire tutte le clienti e si affannava sperticandosi in sorrisi e battute allegre e ironiche o stoccatine audaci nell'intento di servirle tutte al meglio. La donna si accorse che alcune compravano panini all'olio, altre pane toscano, chi l'Altamura, ecc...tutte chiedevano e venivano prontamente accontentate. Stava pensando cosa poteva chiedere, quando le si avvicinò la Sciura Mimma, una sua compaesana con la quale non aveva mai parlato ma che conosceva di vista e di fama, in quanto considerata da tutti una donna saggia e tutta d'un pezzo. "Ti vedo un pochino titubante. Cosa vorresti acquistare?" la donna trasalì e disse "magari...mi piacerebbero delle tartarughe integrali" Mimma replicò pronta "no, no! Le tartarughe non si possono avere. Solo michette, qui". "Ma perchè?" replicò la donna lievemente irritata "ho visto qualcuna che ne ha acquistate. Se sono finite ok, sarà per la prossima volta. In alternativa potrei prendere del pan brioche o...pan focaccia" "Ti ho detto di no. Guarda, ti resterebbe indigesto, io ti avverto. Troppo condimento, troppi zuccheri. Ti conviene prendere le michette". "Scusa, ma perchè? Io digerisco benissimo anche i sassi. Perchè le altre possono chiedere il pane che vogliono e io no? Chi sei tu per impedirmelo? Io prendo quello che mi pare, e poi se starò male e vomiterò saranno problemi miei". Mimma riprese imperterrita "ma io te lo dico per metterti in guardia, in modo che tu sia consapevole.

Sicuramente ti farà male quel pane che cerchi tu, credimi. Sei troppo deperita, troppo affamata. Meglio che ti accontenti di qualcosa di più leggero come le michette. Per te qui ci sono solo michette". Allora a sto punto la donna era davvero sul punto di perdere le staffe. Altre donne le si avvicinarono uscendo dal negozio, chi con un sacchetto di Altamura, chi con le baguette, cinguettandole "ascolta Mimma: qui per te ci sono solo michette". Era arrivato il suo turno e sul display luminoso scattò il suo numerino: 69. Il sig. Roberto la guardò sornione in attesa dell'ordinazione. La donna era però a quel punto così confusa, incazzata con tutte quelle donne, con la sua fame che l'aveva fatta entrare in quel maledetto negozio, con se stessa e con il mondo....e finanche con il Sig. Roberto, che non capiva e probabilmente non aveva colpa, ma con la sua aria lievemente straffottente con gentilezza mellifua chiese alla donna "in cosa posso servirla?" Lei lo guardò smarrita e non sapeva più cosa chiedere, non sapeva più COME chiedere. Mimma da dietro le diede una gomitata e le mormorò "io se non sei convinta al tuo posto me ne andrei e non comprerei niente. Ma ti ricordo che tutto il pane che vedi poi si traduce a quello che in pratica è una semplice michetta". La donna avrebbe voluto girarsi e dirle che poteva tenerse le sue cazzo di michette. Che lei voleva abbuffarsi di tutto il resto tranne che delle michette.

Che se fosse poi stata ricoverata con un'indigestione fulminante non gliene fregava niente e che se ne assumeva la piena responsabilità "sei fragile, non sei fatta per digerire questo pane, non sei pronta ad assaggiarlo. Non sei consapevole, starai male". "posso chiedere e acquistare quello che mi pare, anche del veleno se me lo vende chiaro?" sibilò la donna. Poi si accorse che le clienti impazienti spingevano "allora? te ne vai? Tocca a me!" le disse una bionda prepotente spingendola addosso al bancone. Il sig. Roberto la guardava come una sfinge con un sorriso finto e pietrificato, in attesa. Silenzioso come un cobra. E altrettanto letale. La donna non riusciva a spiaccicare parola, umiliata, vessata e confusa, si sentiva...nauseata. Le era passata completamente la fame. Le lacrime le pungevano gli occhi e lei ingoiava a vuoto per non farle strabordare. Nessuno in quel negozio meritava la soddisfazione di vederla piangere.

Sapeva che se anche avesse tentato di parlare, a quel punto, e di chiedere qualcosa, non ci sarebbe riuscita, col nodo che le serrava la gola. Non aveva più voce, e se avesse cercato la sua voce sarebbe scoppiata in un pianto dirotto. Non si sarebbe mai umliata così di fronte a queste persone, piuttosto sarebbe morta di fame. Perchè lei non aveva mai imaprato a chiedere, perchè lei era fatta così. Perchè era stata bloccata l'unica volta che aveva  mai trovato il coraggio, sperando in un trattamento umano di empatia, gentilezza e comprensione. "Niente" riuscì ad esalare in un soffio, poi uscì di corsa spingendo le massaie ammassate che brontolarono infastidite, cercando di negare e non sentire lo stomaco che si contorceva dalla fame. Corse via, il più lontano possibile, voleva dimenticare. Ma il profumo di quel pane le era rimasto nelle nerici e col suo ricordo la assaliva il rimpianto e la tormentava.

Non so ancora che fine farà quella donna. Qualcuno le ha consigliato di cercare un altro panettiere, anche se è risaputo per miglia e miglia che il pane buono come quello del sig. Roberto, nessuno ce l'ha. Chi lo sa cosa farà...cosa deciderà? Cosa sarebbe giusto per lei e cosa no? E' giusto che una persona entri in un negozio dove il negoziante dice "vendo ciò che vuoi" e non possa chiedere di comprare quello che vuole? Pensi che la donna si sia comportata come un'acida punzecchiatrice che dice "ecco, a lei l'ha venduto lo sfilatino, e a me no"..."ecco, a lei ha venduto il pane all'uva, e per me invece non c'è"...ma quando arriva il suo turno non chiede, e di conseguenza, se è rimasta a bocca asciutta è solo colpa sua? Che dovrebbe fare se non è capace di chiedere quello di cui ha bisogno e non l'ha mai fatto perchè ha paura? Grazie. 

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